Chi sono



Ho avuto il piacere di affacciarmi a questo mondo da una delle zone più panoramiche della penisola, infatti apri gli occhi dal “centro de lu munno”, o se volete semplicemente nacqui a Foligno.

Però restai li solo per alcuni giorni, il tempo necessario per l'espletamento della pratica del nascere, perché subito dopo mi trasferì a Preci, piccolo paese nell'appennino umbro marchigiano.

Qui restai un po più a lungo, 6 anni della mia vita. Sicuramente ho un legame forte, viscerale , assoluto con questa terra , quel tipo di legame di noi gente dell'appennino.

Ma anche li non restai molto, già a 7 anni ero sui banchi di scuola di San Cesareo, centro vicino a Roma. Scuola, amici, ragazze, ossa rotte, baci, pugni e carezze, insomma la mia infanzia.

A quell'epoca risalgono le mie grandi passioni, la fotografia e l'informatica. L'informatica diventerà il mio lavoro, la fotografia la mia passione.

Per molto tempo sono riuscito a tenerle lontane, nascoste la una all'altra ma infine come due facce diverse della stessa medaglia la tecnologia digitale le ha fatte incontrare. Come si farebbe con la moglie e l'amante ho cercato di farle incontrare il meno possibile, ognuna distinta nel suo ruolo, ma alla fine sempre di più le confondo.

Dei miei studi, cioè del tempo che ho passato a scuola, ho ricordi misti, erano i famosi anni 70 e io frequentavo una delle scuole più “formative” per i nuovi rivoluzionari. L'Armellini di Roma ha visto i miei primi programmi su schede perforate e le mie prime foto in bianco e nero. Veramente ha visto anche altre cose, ma nulla hanno a che fare ne con l'informatica ne con la fotografia.

La mia prima macchinetta una kodak instamatic regalo della prima comunione, buona per tutti gli usi e per tutti gli eventi, veramente non fu la prima macchinetta che presi in mano, perchè già in casa girava una comet bencini cme degli anni 50. Con i primi soldi guadagnati arrivò la prima reflex, una Cosina c1s, discreta macchina giapponese che nulla aveva da invidiare alle più blasonate marche di allora. Con lei ho appreso i primi rudimenti di fotografia, ttl, esposimetro, luce, diaframmi, tempi e tutto le nozioni di base per iniziare.

Ben presto però scoppiò la passione per la Nikon e acquistai la F301, anche conosciuta come N2000, obiettivo Nikkor e per completare la configurazione mi comprai anche un flash e un obiettivo Tamron .

Erano anche gli anni delle camere oscure ricavate nei bagni, ingranditore Durst, tank di sviluppo delle pellicole e bacinelle ricolme di acidi e fissanti. Pellicole sbobinate al buio assoluto, in attesa di vedere finalmente il risultato dei nostri scatti. Come dimenticare poi l'immancabile lampada rossa che faceva sembrare tutto come in un privé di un night.

Quelli erano anche gli anni del mio primo apple IIC, anni di speranze e di passioni, a volte anche di illusioni e delusioni. Tutto sembrava possibile, e forse a pensarlo bene lo era anche. Seguirono poi gli anni del torpore cerebrale, del nulla eletto a mito, del vacuo, dell'inutile, gli anni 80 e 90, gli anni dell'italico rincoglionimento dove la regola era apparire e spendere e non essere e guadagnare, forse per non accorgersi di come eravamo diventai cojoni.

Poi apparvero le prime digitali, iniziai con una hp photosmart 850, facile da usare, tutto automatico, scegli la posa e fa tutto lei. Roba da bambini mica da fotografi. Però le grandi marche di macchinette fotografiche si accorsero ben presto del vuoto e Nikon e Canon presto riempirono quel buco aperto nel cuore e nella testa della gente della mia età, apparvero le prime reflex digitali, più facili da usare delle reflex a pellicola ma con tutti i comandi manuali, tempi, diaframmi, iso, e quant'altro.

Allora eccoci arrivati ai giorni nostri, alla attrezzatura sicuramente più completa e amplia che mai io abbia posseduto, reflex digitale Nikon D 60, obiettivo Nikkor AF-S 16-55, obiettivo Nikkor AF-S 55-200, flash Nikon SB 900, 3 flash da studio, cavalletti e stativi per tutte le esigenze, softbox, radiocomandi sincronizzati, tavolo per shot fotografici, teli per sfondi. Ma sempre con in mente una cosa:



“È un'illusione che le foto si facciano con la macchina.... si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa.”

Henri Cartier-Bresson